DMO - Destination Management Organization#

La Destination Management Organization ha conosciuto «un’evoluzione profonda negli ultimi tre decenni». Dalle origini come ente di promozione turistica - la DMO 1.0, focalizzata sulla comunicazione pubblicitaria e sull’attrazione di flussi - il ruolo si è progressivamente ampliato fino a configurare un soggetto di meta-management dell’ecosistema-destinazione. La letteratura più recente (Reinhold et al., 2025) distingue quattro generazioni: la DMO 1.0 (promozione pubblicitaria); la DMO 2.0 (marketing strategico integrato); la DMO 3.0 (governance dell’ecosistema, gestione dei flussi e sostenibilità); la DMO 4.0, o DMO rigenerativa, che «adotta una missione trasformativa, ponendo la fioritura delle comunità locali e la rigenerazione del territorio come obiettivi primari». Nel framework APDG-HARMONY, la DMO è concepita come orchestratrice dotata di una «doppia natura»: competenze di facilitazione sociale e solide competenze manageriali strategiche.

Orchestratrice#

Il termine orchestratrice è la locuzione tecnica adottata nel volume per designare il ruolo della DMO nell’ecosistema-destinazione, in sostituzione sia dell’immagine del «facilitatore sociale» sia di quella dell’«agenzia di promozione». La metafora del jazz è centrale: diversamente dal direttore d’orchestra sinfonica, «il band leader jazzistico crea le condizioni affinché musicisti autonomi possano improvvisare insieme, producendo un’armonia emergente che nessuno di loro potrebbe generare da solo». L’orchestratrice non comanda né controlla: «ascolta, abilita, dà il tempo». La sua azione richiede tre capacità dinamiche: sensing (percezione dell’ambiente), seizing (cattura delle opportunità), transforming (riconfigurazione delle strutture). Cruciale è la distinzione tra orchestrazione, funzione della DMO, e regolazione, che compete alle istituzioni pubbliche: la DMO «opera attraverso incentivi, facilitazione, costruzione di consenso e servizi condivisi».

Destination Balanced Scorecard (DBSC)#

La Destination Balanced Scorecard è il cruscotto multidimensionale di misurazione della performance proposto nel framework APDG-HARMONY, ispirato al modello di Kaplan & Norton (1996) ma «profondamente adattato al contesto delle destinazioni». Integra quattro prospettive: economica (yield olistico, spesa media per visitatore, distribuzione spaziale dei flussi), comunitaria (Social License to Operate, soddisfazione dei residenti, percezione di equità), ambientale (impronta ecologica, carrying capacity multidimensionale), e di apprendimento e innovazione (capacità di co-creazione, fiducia inter-organizzativa). L’adozione della DBSC risponde alla constatazione che le metriche tradizionali del turismo - arrivi, presenze, tasso di occupazione - «catturano una sola dimensione del sistema e producono incentivi potenzialmente perversi: massimizzare gli arrivi può significare degradare l’esperienza, erodere il capitale sociale e ambientale, generare i fenomeni di overtourism».

KPI - Key Performance Indicator#

I KPI (indicatori chiave di performance) nel contesto delle destinazioni devono riflettere la molteplicità degli stakeholder con aspettative diverse, integrando indicatori economici (RevPAR, spesa media, contributo al PIL locale), indicatori di mercato (quota di mercato, penetrazione nei segmenti target, soddisfazione dei visitatori), indicatori sociali (soddisfazione dei residenti, percezione di equità, distribuzione geografica dei benefici) e indicatori ambientali (carrying capacity, impronta ecologica, consumi energetici). Il volume insiste sulla distinzione tra strumenti di rilevazione (sondaggi, survey, analisi del sentiment) e indicatori di performance (valori numerici derivati dall’elaborazione dei dati): «confondere i due livelli produce ambiguità metodologica e rischia di generare un falso senso di precisione». La Destination Balanced Scorecard fornisce il framework integrato per questo sistema di misurazione.

Business Model Canvas della destinazione (BMC)#

Il Business Model Canvas (Osterwalder & Pigneur, 2010) è applicato nel volume alla scala meta-organizzativa della destinazione, con adattamenti significativi rispetto al modello originale a nove blocchi. La versione estesa a undici componenti aggiunge i blocchi «Attrattori e risorse specifiche» e «Network interno», necessari per catturare la specificità dell’ecosistema turistico. Cruciale è la precisazione degli autori: «il Business Model della destinazione opera a un livello meta-organizzativo: non descrive la logica di business di una singola impresa, ma l’architettura complessiva attraverso cui l’ecosistema, nel suo insieme, crea, consegna e cattura valore». La compilazione del Canvas non è un esercizio tecnico ma «un dispositivo di governance partecipata», il cui processo è «altrettanto importante del suo contenuto finale».

Marketing territoriale e co-marketing#

Il marketing territoriale presenta «specificità rilevanti rispetto al marketing d’impresa»: il prodotto è un’esperienza co-creata, non un bene tangibile; la distribuzione è mediata da una pluralità di canali su cui la DMO ha controllo limitato; la comunicazione deve bilanciare promessa di marca e autenticità dell’esperienza. «La specificità fondamentale è che la DMO non controlla direttamente la maggior parte delle leve del marketing mix: può influenzare, orientare, coordinare, ma non comandare»: una condizione strutturale che rende il marketing territoriale «un esercizio di influenza senza autorità». Il co-marketing designa le forme di marketing realizzate in partnership tra la DMO e gli operatori privati, rappresentando una delle principali fonti di ricavo della DMO stessa.

Destination branding e storytelling#

Il destination branding e lo storytelling sono funzioni operative che nel framework APDG-HARMONY si raccordano al concetto di Identità Immaginale Territoriale. Il brand management comprende la definizione dell’identità di marca, la creazione dell’identità visiva, la gestione della coerenza comunicativa su tutti i touchpoint e il monitoraggio della brand reputation. Lo storytelling efficace «deve essere intrinsecamente polifonico: un coro in cui si intrecciano la voce istituzionale dell’orchestratrice, quella commerciale degli operatori, quella esperienziale dei visitatori e quella identitaria della comunità locale». La DMO opera come narrative curator: «non scrive la storia, ma seleziona, connette, amplifica le narrazioni che emergono dal territorio, assicurandone la coerenza strategica senza sopprimere la polifonia». L’etica dello storytelling territoriale «impone trasparenza: la narrazione deve essere autentica e non manipolativa».

Visitor management e carrying capacity#

Il visitor management designa l’insieme delle strategie e degli strumenti attraverso cui la DMO gestisce i flussi turistici non solo in termini promozionali ma anche regolativi. Nel framework APDG-HARMONY, il concetto si declina nelle politiche di demarketing selettivo per destinazioni sovraffollate, come documentato nel caso di Visit Flanders per Bruges, che «dimostrano che la riduzione dei flussi quantitativi può rappresentare una scelta di marketing strategico, non un’abdicazione alla competitività». La carrying capacity è definita in modo multidimensionale: non solo fisica e infrastrutturale, ma anche esperienziale (qualità dell’esperienza turistica) e sociale (soglia di accettazione da parte della comunità residente). Il superamento della carrying capacity multidimensionale innesca l’erosione della SLO e, in ultima analisi, la perdita di competitività della destinazione.

Tourism performance e metriche ESG/SDG#

La tourism performance nel volume è radicalmente ripensata rispetto alle metriche tradizionali: gli autori problematizzano il «PIL turistico» come indicatore insufficiente, perché «misura il quanto ma non il per chi e a quale costo». Il framework ESG (Environmental, Social, Governance) adattato al contesto territoriale articola la responsabilità della destinazione su tre piani: ambientale (gestione della carrying capacity ecologica), sociale (distribuzione equa dei benefici, tutela dei lavoratori stagionali) e di governance (trasparenza decisionale, accountability). Gli SDG - Sustainable Development Goals - offrono la cornice internazionale entro cui articolare gli indicatori della DBSC, «garantendo comparabilità e credibilità istituzionale». I criteri GSTC (Global Sustainable Tourism Council) operazionalizzano concretamente questi principi nei processi di capacity building della DMO.

Co-creazione del valore#

La co-creazione del valore è un principio fondante del framework APDG-HARMONY, fondato sulla Service-Dominant Logic di Vargo & Lusch (2004; 2008; 2016). Il valore non è incorporato in beni e servizi dal produttore e poi «consegnato» al consumatore, ma «co-creato nell’interazione tra le competenze operand (risorse, infrastrutture, competenze dell’ecosistema) e le competenze operant (conoscenze, motivazioni, capacità del visitatore)». Nel framework il processo opera a tre livelli distinti: esperienziale (visitatore e destinazione), strategico (stakeholder tra di loro attraverso tavoli e living lab) e del significato (comunità e turismo nella negoziazione identitaria). La co-creazione «non è un’operazione tecnica ma un processo sociale e politico», e richiede istituzioni che garantiscano equa distribuzione del potere decisionale e dei benefici economici.

© 2026 Guido Capanna Piscè & Luca Giraldi — Armonia di destinazione, FrancoAngeli 2026 · CC BY-NC-ND 4.0 Informativa privacy  ·  Contatti