Path dependence#
Il concetto di path dependence - dipendenza sentiero - è richiamato nel volume per descrivere i processi di cristallizzazione dei modelli di sviluppo territoriale turistico. Nella geografia economica evolutiva (Boschma & Martin, 2010), il termine indica il fenomeno per cui le scelte passate vincolano le traiettorie future: una destinazione che si è specializzata nel turismo balneare di massa tende a riprodurre questo schema anche quando cambiano le condizioni di mercato e di sostenibilità, per effetto di lock-in economici, istituzionali e cognitivi. Nel caso SPiDIT, la «monocultura balneare» della Riviera del Piceno e la forte stagionalità dei flussi (85% concentrato tra giugno e settembre) rappresentano una manifestazione empirica di path dependence che il framework APDG-HARMONY si propone di riorientare attraverso strategie di diversificazione verso i cluster «Borghi e Sapori» e «Cultura e Paesaggio».
Path plasticity#
La path plasticity - plasticità del sentiero - è un concetto della geografia economica evolutiva che gli autori recuperano, citando James et al. (2023), per designare «la capacità dei territori di riorientare i sentieri consolidati attraverso l’azione intenzionale degli attori». Se la path dependence descrive il peso vincolante delle scelte passate, la path plasticity segnala che tali vincoli non sono deterministici: gli attori possono agire deliberatamente per modificare le traiettorie esistenti. Nel volume, la path plasticity costituisce il fondamento geografico-economico del pilastro di Agilità Strategica del framework: una destinazione che disponga di governance adattiva e di capacità di apprendimento organizzativo è in grado di esercitare agency collettiva per rimodellare il proprio sentiero di sviluppo, senza essere prigioniera delle specializzazioni ereditate.
Path creation#
La path creation - creazione di sentiero - designa la forma più radicale di agency territoriale: non la semplice rimodulazione di sentieri preesistenti (path plasticity) ma la creazione di traiettorie di sviluppo genuinamente nuove. Nella prospettiva della geografia economica evolutiva richiamata nel volume, la path creation è possibile quando agenti innovatori costruiscono nuove combinazioni di risorse, tecnologie e istituzioni che aprono opportunità inedite. Nel contesto delle destinazioni, la DMO in veste di orchestratrice agile e di facilitatrice dei living lab svolge una funzione di abilitazione della path creation: crea le condizioni affinché innovazioni dal basso emergano e si diffondano nell’ecosistema, riconoscendo e amplificando i pattern emergenti desiderabili piuttosto che tentare di pianificarli dall’alto.
Lock-in#
Il lock-in designa la condizione in cui una destinazione rimane intrappolata in un modello di sviluppo subottimale per effetto di meccanismi di rinforzo cumulativo - economici, istituzionali, cognitivi - che rendono costoso il cambiamento anche quando la traiettoria in corso è palesemente insostenibile. Gli autori richiamano il concetto per descrivere le difficoltà strutturali del cambiamento nelle destinazioni mature: la «monocultura balneare» del Piceno, la prevalenza di micro-imprese con bassa propensione alla collaborazione (94,6% del tessuto produttivo), la resistenza degli incumbent che percepiscono la nuova governance come minaccia. Il lock-in non è solo economico ma anche cognitivo: il «marketing rituale» criticato da Beritelli & Laesser (2018), la tendenza delle DMO a riprodurre pratiche promozionali senza evidenza del loro impatto reale, è una forma di lock-in istituzionale.
Varietà correlata e varietà non correlata#
I concetti di varietà correlata e varietà non correlata appartengono alla geografia economica evolutiva (Boschma & Martin, 2010) e si riferiscono alla struttura della diversificazione produttiva dei territori. La varietà correlata indica la presenza di settori che condividono competenze, tecnologie e mercati, favorendo spillover di conoscenza e apprendimento interattivo. La varietà non correlata designa settori cognitivamente distanti, la cui coesistenza riduce la vulnerabilità ai choc settoriali ma non genera necessariamente sinergie. Nel contesto della monografia, questi concetti informano la critica alla monocultura turistica delle destinazioni iperspecializzate: la diversificazione dell’offerta turistica verso cluster tematici complementari (balneare, enogastronomico, culturale) produce una forma di varietà correlata che rafforza la resilienza del sistema e abilita nuove traiettorie di co-creazione del valore.
Relational economy#
La relational economy - economia relazionale - è il paradigma teorico di riferimento della geografia economica evolutiva richiamata nel volume attraverso Bathelt & Glückler (2011). In questa prospettiva, il successo dei territori dipende «meno dalla dotazione di risorse e più dalla qualità delle reti in cui sono inseriti»: le transazioni economiche sono sempre incorporate in relazioni sociali che ne condizionano la natura, l’efficienza e i risultati. L’importanza delle reti relazionali costituisce «il terzo contributo fondamentale della Geografia Economica Evolutiva», insieme alla critica al determinismo delle risorse e ai concetti di path dependence/path plasticity. Nel framework APDG-HARMONY, questo principio si traduce nell’investimento prioritario nella costruzione del capitale sociale di bridging tra attori precedentemente disconnessi, come documentato nel caso SPiDIT con il tessuto di relazioni nuove tra operatori della costa e dell’entroterra.
Living lab#
Il concetto di living lab è mutuato dalla tradizione scandinava dell’innovazione aperta (Leminen et al., 2012) e designa nel volume «laboratori di innovazione aperta multi-stakeholder che co-progettano soluzioni a problemi complessi in contesti reali». A differenza dei focus group tradizionali, i living lab «operano direttamente sul territorio, testando soluzioni in condizioni reali con il coinvolgimento di cittadini, imprese, istituzioni e ricercatori». Nel framework APDG-HARMONY, i living lab sono sia strumenti di governance adattiva sia arene di sperimentazione della path creation: spazi protetti in cui stakeholder diversi co-progettano con logica iterativa di prototipazione rapida, test, feedback e miglioramento. L’esempio del Living Lab «Mobilità Sostenibile» di Cortina d’Ampezzo, con una riduzione del 22% delle auto private in centro e un aumento del 35% nell’utilizzo del trasporto pubblico nell’estate 2024, documenta l’efficacia di questo approccio.
Cluster#
Il termine cluster è utilizzato nel volume in due accezioni complementari. In senso geografico-economico, richiama la tradizione dei distretti industriali di Becattini (1990) e la relativa enfasi sulle reti, la fiducia e il capitale sociale localizzato: il distretto turistico di Pencarelli & Forlani (2002) è concepito come sistema vitale nell’economia delle esperienze, definito non dalla «sola contiguità geografica degli operatori, ma dalla densità e qualità delle relazioni che li connettono». In senso manageriale-strategico, il termine designa i cluster tematici di prodotto - «Mare e Benessere», «Borghi e Sapori», «Cultura e Paesaggio» - come unità di sviluppo e commercializzazione dell’offerta turistica differenziata. Il secondo livello del policentrismo APDG-HARMONY è presidiato precisamente dai «consorzi di prodotto e dai club settoriali» che coordinano gli operatori del proprio cluster.
Specializzazione intelligente#
La specializzazione intelligente è evocata nel volume come cornice istituzionale di riferimento per le strategie di diversificazione turistica delle destinazioni nell’ambito dei fondi strutturali europei. Il Piano Regionale del Turismo Marche 2026-2028, nel quale si inserisce il caso SPiDIT, si raccorda esplicitamente con questa logica, prevedendo «investimenti differenziati per cluster e potenziamento del sistema informativo territoriale». La specializzazione intelligente implica la selezione consapevole di traiettorie di diversificazione fondate sulle risorse e competenze distintive del territorio, evitando sia l’iperspecializzazione (lock-in) sia la dispersione delle risorse in settori privi di vantaggi competitivi specifici.
Resilienza#
Il concetto di resilienza nel volume è inteso in senso trasformativo, non meramente adattativo. Gli autori distinguono esplicitamente tra «resilienza intesa come recupero», il ritorno allo stato pre-crisi, e «resilienza concepita come trasformazione», la capacità di riconfigurare il sistema in risposta agli choc per emergere in condizioni migliorate. Il framework APDG-HARMONY «promuove la resilienza trasformativa come obiettivo chiave della governance». Come documentato con riferimento alla pandemia di Covid-19, «le destinazioni che hanno saputo ridefinire la propria missione, non più solo “attrarre turisti” ma “rigenerare il territorio”, hanno dimostrato una resilienza superiore a quelle che si sono limitate a “riaprire” con le stesse strategie pre-pandemia». La resilienza sistemica è inclusa tra le dimensioni dello yield olistico ed è monitorata attraverso appositi indicatori nella Destination Balanced Scorecard.
Milieu innovateur#
Il concetto di milieu innovateur è richiamato nel volume attraverso la tradizione italiana dei distretti turistici come sistemi vitali, che «stabilisce un ponte tra la tradizione dei distretti industriali - con la sua enfasi sulle reti, la fiducia, il capitale sociale localizzato - e gli studi sul turismo esperienziale» (Becattini, 1990; Pencarelli & Forlani, 2002). Il milieu, l’ambiente relazionale e istituzionale territorialmente localizzato che abilita l’innovazione interattiva, trova nel caso SPiDIT una traduzione operativa nell’azione congiunta del catalizzatore accademico (Dipartimenti di Economia delle Università di Urbino e Politecnica delle Marche), della leadership politico-amministrativa e della fiducia relazionale costruita nei workshop partecipativi. Il modello APDG-HARMONY, nell’istituire arene permanenti di negoziazione e sistemi informativi condivisi, opera precisamente come dispositivo di costruzione deliberata del milieu innovateur della destinazione.